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Notizie tratte da Wikipedia:

 

Susanna Fontanarossa (Val Bisagno o Val Trebbia, XV secolo) fu, secondo alcuni antichi documenti, la madre di  Cristoforo Colombo.

Non si hanno notizie certe sul luogo e la data di nascita ma esistono interpretazioni e tradizioni che la vorrebbero originaria o di Fontanarossa di  Gorreto in Val  Trebbia, o di  Quezzi , dove le sono state intitolate una strada ed una scuola elementare.
Probabilmente sposò Domenico Colombo, padre di Cristoforo, nel 1445 o 1463. Dal matrimonio nacquero Cristoforo, Giovanni, Bartolomeo, Giacomo (detto Diego) e una femmina, Bianchinella, che andò sposa a Giacomo Bavarello. Giovanni morì giovane, nel 1484, e poco dopo anche sua madre Susanna.

Un atto di vendita fatta tramite un notaio, conservata tutt’ora all’Archivio di Stato di Genova, riporta testualmente:
«Sozana,(quondam) de Jacobi de Fontana Rubea, uxor Dominici de Columbo de Ianua ac Christophorus et Pelegrinus filii eorum».
Tradotto letteralmente, il testo significa che «Susanna del fu Giacomo da Fontanarossa del Bisagno, moglie di Domenico Colombo da Genova, e Cristoforo e Pellegrino, loro figli».
Secondo i sostenitori della tesi secondo cui Susanna fosse originaria di Fontanarossa, da questo atto si può trarre la conclusione che si parla di Susanna da Fontanarossa e non di Susanna Fontanarossa; considerando in  Val Bisagnogenovesato, dove il solo borgo così chiamato è Fontanarossa di Gorreto, in Val Trebbia. Peraltro vi è una lapide nel centro del paese che dice “In questo borgo nacque Susanna Fontanarossa, madre di Cristoforo Colombo”. Nell’antica Repubblica di Genova, inoltre, si indicavano sotto il nome generico di  Valbisagno  indistintamente tutti i territori sulla direttrice Genova-Piacenza, sui quali si estendeva il dominio di San Giorgio.
A sostegno di chi afferma che le origini di Susanna fossero di Quezzi esistono vari documenti:

    Il Cartulario Possessionum del 1463 indica che tale Antonio Fontanarossa fu tassato per alcuni beni da lui posseduti nella “Villa di Quezzi, Podesteria del Bisagno”;
    Un atto del 3 marzo 1465 indica molti Fontanarossa tra gli abitanti di Quezzi e del Ginestrato;
    Nell’Archivio di Stato di Genova sono conservati documenti relativi ad una causa fra Susanna ed il fratello Gualdino che chiedeva il diritto di prelazione su alcuni beni venduti da Susanna su richiesta del marito: gli atti sono datati 24 settembre e 18 ottobre 1470, 25 e 30 maggio 1471, 14 aprile 1472.

Anche a Quezzi, inoltre, fino agli anni sessanta esisteva una casa ritenuta quella dei Fontanarossa e decorata con l’affresco di una caravella e con un busto di Colombo.

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Notizie tratte da “Colombo abita ancora qui” di G. Ferro

 

( da appunti manoscritti di Mario Benvenuto fornitici dalla figlia Silvana):
“La prima volta che negli atti d’archivio compare Susanna da Fontarossa, figlia del fu Giacomo, è nel 1471 quando a Genova nel Palazzo Comunale acconsente a che il marito venda alcuni terreni con una casa, facenti parte della sua dote, posti in Ginestrato nella Podesteria del Bisagno.
Ne nascerà una vertenza con il di lei fratello Guagnino che, quale confinante, rivendica e ottiene il diritto di prelazione.
In atti pubblici Susanna comparirà poche altre volte, a Savona nel 1473 e nel 1477, sempre per consentire alla vendita di beni immobili da parte del marito.
Nel luglio del 1489 Susanna Fontanarossa risulta defunta.
Di lei dunque sappiamo pochissimo. La sua famiglia sembre essere stata di contadini. Forse erano venuti dall’alta Val Trebbia, precisamente da Fontanarossa, ma lassù ogni ricordo che possa a lei collegarsi è scomparso del tutto.
I suoi beni nella seconda metà del 1400 si trovavano a Ginestrato, in una periferia di Genova, nota anche in seguito per le colture di vite e di alberi da frutta. Una strada di questa zona è stata intitolata a lei, ma senza alcun preciso riferimento a luoghi che ne conservino la memoria.
Fra la fine del 1470 ed il maggio del 1472 il padre di Cristoforo Colombo figura più volte in atti stipulati a Genova, in quanto egli tratta la vendita dei terreni e della casa di Ginestrato appartenenti alla moglie.”

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Tratto dal libro di Lina Fois Consigliere “APRO LE FINESTRE E DICO AL SOLE…” edito da Nuova Editrice Genovese nell’anno 2007

 

SUSANNA FONTANAROSSA E LA VALLE DEL GINESTRATO
(Ricordi)

A guerra finita, potevo finalmente scorrazzare lì, dietro casa mia, nella Valle del Ginestrato. Salivo dal torrente nel punto in cui era più facile arrivare, tagliavo per il bosco nella parte dove non vi erano alberi e in pochi minuti raggiungevo il mitico colle di Pianderlino (Cianderlìn).
Lì potevo contemplare il mare dal Porto fino a Boccadasse, perché Genova è fatta così! Attorniata da monti e colline e al di là, il mare. Sembrava un sogno, un incredibile miracolo, ma era vero!
Vedevo grandi navi prendere il largo e sparire all’orizzonte, altre, invece, apparire come per incanto, seguivo il volo dei gabbiani e le vele scivolare sull’acqua quasi a sfiorarla.
Era così vicino il mare, che mi pareva di poterlo toccare con un dito! Stavo ore ed ore a guardarlo estasiata, anche per interi pomeriggi, finché qualcuno mi chiamava e l’eco mi raggiungeva.
Allora ridiscendevo, ma senza fretta.
Mi soffermavo dove sentivo l’acqua scorrere e mi affiancavo al più vicino rio che scendeva a valle ad arricchire il nostro torrente; spesso riuscivo ad incontrare un piccolo amico, uno scoiattolo grigio che saltellava da una sponda all’altra, tra un sasso e l’altro cercando di abbeverarsi o semplicemente per giocherellare, chissà?
Mi incantavo però, quando veloce come una saetta saliva sui pini silvestri e poi scendeva fulmineo. Quando con una pigna tra le zampette si nascondeva per divorare tranquillamente i sudati pinoli liberati dalla durissima scorza.
La Valle era per me un luogo affascinante, pieno di magia e di attrattive; in alcuni punti era spoglia ed erbosa, in altri sassosa e selvaggia, in altri ancora ricca di vegetazione con alberi di ogni specie; per essa nutrivo un amore profondo, era il bosco delle fate, dove ad ogni stagione raccoglievo i miei tesori: primule, violette, rose canine da cespugli spinosi che mi facevano sanguinare i polpastrelli delle dita, bacche, ghiande, corbezzoli rossi e polposi, castagne, colombette, galletti, foglie color rosso e giallo oro per raccontare l’autunno a scuola, il muschio e il pungitopo per il presepe a Natale e tante altre cose meravigliose.
Mentre cresceva l’amore profondo per la “mia” Valle, si sviluppava in me, fortissimo, anche il senso di appartenenza ai luoghi della fanciullezza felice e spensierata; nascere e crescere a contatto con la Natura incontaminata è stato il regalo più bello e prezioso che la vita potesse farmi.
E così io, bimba di circa nove anni, romantica e fantasiosa, ma dinamica, intraprendente e determinata, decisi di intensificare maggiormente il mio rapporto con la Valle, perlustrandola in lungo e in largo, scoprendone la bellezza giorno per giorno, i colori, i nomi degli alberi, i laghetti verdi tra le canne che si formavano in alcuni affossamenti quando pioveva, gli alberi che vi si specchiavano, ma soprattutto raccoglievo le gioie e la felicità di quel mondo sereno e fantastico, assorbendone gli umori, i profumi dell’aria nelle diverse stagioni e, tra le voci che a volte animavano il bosco, mi pareva di udire quelle di un fanciullo chiamato Cristoforo e della sua mamma e, sfido chiunque volesse metterlo in dubbio, che la giovane Susanna non portasse il suo primogenito a casa dei nonni materni a respirare l’aria fine della Valle, lontano dalla città vecchia, dal borgo affollato, trafficato, polveroso e rumoroso degli “scardassieri”, dove l’aveva portata ad abitare, giovane sposina, il marito Domenico Colombo, di professione lanaiolo.
Camminavo sulla stessa terra che essi avevano calpestato, ricalcavo le loro stesse orme, mi “trasferivo” nel 1460, quando Cristoforo aveva all’incirca la mia età e insieme si scendeva al torrente a raccogliere le verdure fresche dell’orto e, mentre Susanna lavava i panni, Cristoforo metteva in acqua la sua barchetta fatta con dei legnetti incrociati raccolti nel bosco. Insieme siamo saliti tante volte sul colle a scrutare il mare, con lo sguardo fisso all’orizzonte…lui sicuramente già sognava viaggi in terre lontane.
Durante le mie escursioni nel bosco, cercavo di immaginare dove potesse essere ubicata la casa dei Fontanarossa, forse molto vicina al torrente, come si può vedere ancora oggi dalle tante casette che persistono vicinissime, o forse nel cuore della Valle, o sulle alture, dove gli uomini lì domiciliati con le famiglie avevano anche l’incarico di sorvegliare i confini.
Ma una casa c’era, in zona “Larin”, sulla destra salendo subito dopo l’attuale ponte dell’autostrada, una casa diroccata, demolita molti anni dopo la fine della guerra, che io ricordo come fosse un sogno. Si trovava a bordo strada, al di là di un cancelletto dove si intravedevano delle rose rosse rampicanti ; sulla facciata vi era un affresco che rappresentava una caravella, forse l’Ammiraglia “Santa Maria” e un busto di Cristoforo Colombo molto sbiaditi. Da sempre si diceva che fosse appartenuta ai Fontanarossa.
Oggi la Valle non è più accessibile, in quanto in questi ultimi decenni è stata accerchiata da una giungla di sterpaglie, una vera Amazzonia, infittita da una crescita selvaggia di alberi che hanno infestato ogni possibile accesso, persino ad un raggio di sole. Territorio ormai di dominio dei cinghiali.
Fino alla fine degli anni Sessanta, il popolo di Quezzi organizzava il suo tempo libero – soprattutto nelle giornate di festa più significative: Pasquetta, 25 Aprile, 1 Maggio, Ferragosto… – lì nella Valle, in quella parte dove c’erano le “fascette” digradanti sotto il colle con gli alberi degli ulivi che sbandieravano l’argento al sole e al vento e, all’ombra dei quali, si consumavano seduti sull’erba i pranzi a base di torte di verdure fresche, cima, frittate variegate e barbera.
Si legavano solide corde tra un ulivo e l’altro per fare l’altalena (grandi e piccini), i bambini correvano sui prati e s’inventavano giochi. C’erano anche una spianata di cemento dove si ballava e una vecchia osteria tra gli alberi dove si potevano gustare salame e fave fresche ( basann-e ).
Gli uomini giocavano a carte o alla morra, e tutt’intorno erano canti, suoni di chitarre e fisarmoniche, tanta bella gioventù, un incredibile pullulare di colori, di gente che veniva anche da altre parti ( i foresti ) e tanta tanta allegria e gioia di vivere e semplicità  – proprio lì -  sul colle di Pianderlino, dove si vede il mare dal Porto a Boccadasse.

 

 


SUSANNA FONTANAROSSA E LA VALLE DEL GINESTRATO

(Notizie storiche)

La prima notizia di questa terra del Ginestrato risale al 965 d.C., in un atto in cui alcune persone versano al Monastero di Santo Stefano delle decime e donano delle primizie provenienti dagli orti del “Zinesteto” (luogo ricoperto da numerose ginestre).

L’odierna Valle del Ginestrato era uno dei piccoli centri che costeggiavano il corso del rio Fereggiano, appartenente alla Rettoria di Quezzi che in epoca colombiana contava cinquantadue fuochi (gruppi familiari), più della vicina Rettoria di Marassi che ne contava quaranta ( vedi gli Annali del Giustiniani del 1537).

Sono parecchi i documenti dell’Archivio di Stato di Genova che attestano le origini di Susanna, figlia di Giacomo dei Fontanarossa nella Villa del Zinestedo o Zenestreto.

Ma di lei non si parla mai.

Eppure Susanna ci appartiene. Lei, madre di Cristoforo Colombo, il grande navigatore che il 12 ottobre 1492 scoprì l’America.

“…la Susanna del fu Giacomo è del Bisagno”: così si legge nell’atto del notaio Pietro Corsaro di Savona.

Il Voltaggio scrive “…che i Fontanarossa fossero del Bisagno si riscontra in molti documenti conosciuti, ma da altri nuovamente scoperti viene chiaramente stabilito di quale località essi fossero…”; nel “Cartulario Possessionum” dell’anno 1463 si legge che Antonio Fontanarossa è tassato per sue possessioni nella Villa di Quezzi, Podesteria del Bisagno.

Inoltre, in un atto del 3 marzo 1465 sono segnati i nomi di diversi Fontanarossa, Ratti, Traxino e Caprile delle Ville di Quezzi e Ginestrato.

Ancora, ad attestare la presenza e l’origine di Susanna Fontanarossa in Ginestrato, vi sono importanti documenti, sempre presso l’Archivio di Stato di Genova, in cui viene trattata la vendita di terreni siti proprio in Ginestrato.

Si tratta di una diatriba fra Susanna ed il fratello Gualdino, il quale rivendicava il diritto di prelazione previsto dalla legge sull’acquisto di un terreno e di una casa che la sorella, in obbedienza al marito, vendeva a persone estranee al luogo. La lite andò avanti a suon di carte bollate: atti notarili del 24 settembre e 18 ottobre 1470, del 25 e 30 maggio 1471 e del 14 aprile 1472.

Le proprietà rimasero così in possesso dei Fontanarossa.

Dunque, Susanna è nata a Quezzi nella Valle del Ginestrato, oggi via Ginestrato e salita Ginestrato con alcune diramazioni. Gran parte di quelle terre appartenevano ai genitori, che vendettero in buona parte per riassestare le finanze disastrate del genero, marito di Susanna, il lanaiolo Domenico Colombo. Anche i Fontanarossa esercitavano la professione di tessitori di lana, per cui si deduce che il matrimonio fra Susanna e Domenico avvenne per mezzo di frequentazione tra “colleghi”.

Susanna portò a Domenico una buona dote tra terreni e alcune case.

Sulla scorta degli atti rinvenuti a più riprese in epoca colombiana e oltre, si deduce che Susanna potrebbe essere nata tra il 1425-1430, e che sposò Domenico Colombo nel 1449 o poco dopo; quest’ultima ipotesi sembrerebbe la più veritiera visto che, sia nell’atto del 31 ottobre 1470 del notaio Nicola Raggio nel quale si dice che Cristoforo aveva circa diciannove anni, sia in quello del 3 agosto 1473 è presente Susanna con i figli Cristoforo e Giovanni Pellegrino (successivamente depennati in quanto minori di venticinque anni, limite alla dipendenza della patria potestà).

Dagli atti sopra menzionati si capisce che l’epoca in cui nacque Cristoforo risulta compresa tra il 26 agosto e il 30 settembre 1451.

La data di morte di Susanna si può dedurre da altri atti notarili.

Quello del 27 gennaio 1483 dice che “Domenico ha 65 anni e la moglie è probabilmente morta”.

In un altro atto datato 14 luglio 1498 si legge “…Cristoforo, Bartolomeo e Giacomo nati dalla defunta Susanna Fontanarossa”.

Di conseguenza si può dedurre che Susanna non poté assistere alla grande esperienza del figlio preimogenito. Susanna ebbe cinque figli: Cristoforo, Bartolomeo, Giacomo, Giovanni Pellegrino e Bianchinetta che andò sposa a Giacomo Bavastrello.

Sui rapporti con il marito Domenico non si può dire nulla di preciso, se non che ella fu sempre concorde, legalmente, con la volontà del consorte, come risulta dai rogiti.

Fra i due sposi sembra dunque che esistesse l’armonia necessaria al buon funzionamento, almeno esteriore, della famiglia.

Parrebbe quindi essere stata, vista l’epoca in cui visse, una donna fuori dal comune.


   

N.B. le notizie storiche documentali sono tratte dalla ricerca compiuta dalla dr.ssa Marina Cricenti per conto della Società Operaia cattolica “Cristoforo Colombo” di Quezzi.

 

Valle del Ginestrato: la vecchia casa rurale sopravvissuta (foto di Luigi Consigliere)

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Valle del Ginestrato: le "fascette" degli ulivi e in alto il colle di Pianderlino circondato dalla vegetazione (foto di Luigi Consigliere)

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