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Le seguenti notizie sono tratte dal sito dell’

INSMLI – Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia
PIERO PINETTI di anni 20.
Nato il 3 dicembre 1924 a Genova.
Di professione meccanico, assunto presso l’Ansaldo di Sampierdarena (GE).
Membro del partito comunista clandestino, dopo l’armistizio partecipa alla lotta di liberazione impegnandosi, almeno inizialmente, in diversi compiti organizzativi.
Entrato nelle fila della 175ª Brigata Garibaldi SAP (poi Brigata Guglielmetti, dislocata a Genova-Val Bisagno), nell’agosto del 1944 ne diventa il vice-comandante. Caduto in una trappola tesagli da alcuni elementi della X Mas, che gli danno un falso appuntamento per un rifornimento di armi, Pinetti viene arrestato in via Bobbio, a Genova, l’11 gennaio 1945.
Imprigionato nelle carceri cittadine di Marassi, il 29 gennaio viene processato e condannato a morte dal tribunale militare straordinario, riunitosi a Palazzo Ducale. All’alba del 1º febbraio 1945 viene prelevato dalla cella e condotto presso il Forte Castellaccio, un antico bastione situato nell’entroterra della provincia di Genova, dove viene fucilato dalle Brigate Nere assieme a Sabatino Di Nello (Pietro Silvesti), Alfredo Formenti (Brodo), Angelo Gazzo (Falco), Luigi Achille Riva (Foce) e Federico Vinelli (Ala-Seri), tutti partigiani condannati a morte e detenuti nel penitenziario di Marassi. Alla memoria di Pietro Pinetti è stata concessa la medaglia d’argento al valor militare.

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Il seguente racconto, tratto dal giornalino  “Il Quartiere”, è stato narrato dalla signora Ida Folli:
“Quel mattino del 1^ febbraio 1945 una nebbia fitta e densa permetteva di vedere a pochi metri di distanza; erano circa le sei quando venni svegliata da alcuni colpi battuti alla porta di casa. Erano le Brigate Nere che volevano sapere dove fosse l’ingresso del Forte Castellaccio; mi portai sulla strada per indicarglielo e notai che vi erano alcuni automezzi fermi con il motore acceso che invertirono poi il senso di marcia e ridiscesero. Circa un’ora e mezza dopo, come di consueto, mi avviai per la strada che scende al Righi per recarmi al lavoro ma, giunta sull’ultima curva prima del ponte levatoio, venni fermata dalle Brigate Nere e invitata a tornare indietro.
Mentre discutevo con costoro per vedere di riuscire a passare e proseguire, le grida di un giovane che invocava la mamma mi fecero ammutolire e trasalire; subito dopo alcune raffiche di mitra soffocarono quelle invocazioni. I colpi isolati che seguirono furono più eloquenti e mi fecero capire cosa stava succedendo.
Non contai più il tempo e quando mi fecero proseguire, stavano caricando le casse funebri precedentemente allineate ai margini della strada sui terrapieni dopo il ponte.
I soldati del Comando dell’Artiglieria della Repubblica Sociale Italiana, alloggiati nel Convento delle Suore Crocifisse sfollate a Stazzano (AL) , avevano fornito loro le sedie prese in chiesa e servite per i condannati a morte, e adesso le riportavano indietro. La nebbia aveva impedito loro di trovare l’ingresso del Castellaccio e così, con il servizio ausiliario di becchini, i soldati fucilarono i Partigiani sotto il ponte levatoio. Se fossero entrati nel Forte, sedie e becchini li avrebbero forniti molto probabilmente i Risoluti o i Bersaglieri.”
Piero Pinetti
LETTERA DI PIERO PINETTI ALLA MADRE E AL PADRE
“Genova 29 gennaio 1945
Carissima mamma,
quando tu leggerai queste
mie ultime righe il mio sangue avrà forse da
un pezzo smesso di circolare nel mio corpo.
L’ultima volta che ti vidi mi dicesti di farmi coraggio e mantenendo fede alla parola data vado incontro alla morte senza paura e senza sgomento.
Ti riuscirà forse difficile comprenderlo, ma sappi che chi ha reclamato il frutto del tuo sangue e chi lo ha giudicato, sono stati gli uomini.
A parer mio tutti gli uomini sono soggetti
a fallire e non hanno perciò diritto di giudicare
poiché solo un ente superiore può giudicare tutti
noi che non siamo altro che vermi di passaggio su questa terra.
Ciò che ho fatto è dovuto al mio fermo carattere
di seguire un’idea e per questo pago con
la vita come già pagarono in modo ancora più
orrendo ed atroce migliaia di seguaci di Cristo
la loro fede.
Io ho creduto in questo, sia giusto o sbagliato,
ed ho combattuto per questo fino alla fine, non negandolo a nessuno. Con questo non posso far altro che dirti di combattere il dolore che ti ho causato e di perdonarmi se ti riesce nella possibilità di farlo.
Ti prego di rimanere calma e di non lasciarti battere e di non pensare a combinare sciocchezze
poiché allora implicheresti la tua stessa esistenza ed allora la sventura verrebbe duplicata.
Devi adattarti al pensiero che io avrei potuto mancare a te, in migliaia di casi, di malattia, al fronte, ecc. Come vedi il fato era diverso la sorte sempre la stessa. Tu sai che in vent’anni io ho avuto molto a che fare con la vita ed ho avuto pure dei profondi abbattimenti morali tanto che in questi momenti la vita mi pesava.
Con ciò non voglio dirti di perdonarmi del dolore e dell’ingratitudine che ho avuto per te.
Ricordati però che ciò nonostante non ho mai cessato di amarti e di ricordare ciò che hai fatto per me.
Con questo ti invio un aff.mo bacio come ultimo
ricordo del tuo carissimo figlio
Pinetti Pietro”

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“Carissimo babbo, spero che anche tu vorrai
perdonarmi ed anche tu sentirai la mia mancanza
benché non fossimo troppo in buona armonia.
Vedo con piacere che anche tu hai pensato fino all’ultimo momento al tuo figlio.
Ti prego oltre che il perdonarmi di incoraggiare
la mamma e di pensare a rincuorarla dopo questa disgrazia;
con questo t’invio un aff.mo abbraccio
tuo amato figlio
Pinetti Pietro”

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LETTERA DI PIERO A MARIA
“Genova 29 gennaio 1945
Pinetti Pietro
Signorina Cappellotto Maria
Via Ponte Carrega 7/6
Carissima Maria,
come immaginerai chi ti scrive per la
prima e l’ultima volta è Piero.
Come vedi, attendo di ora in ora la fucilazione per reati politici. Voglio che tu comprenda da queste mie
poche righe che un ultimo pensiero come lo rivolgo ai miei genitori ed alla zia lo rivolgo anche a te.
Credo capirai quanto ti ho rispettato e non abbia mai disperato sull’avvenire. Vorrei che dessi con questo un ultimo sguardo all’affezione che ho avuto per te per comprendere quanto abbia potuto amarti. Oggi non spero più, ho seguito una strada che mi ha condotto alla tomba e che non mi ha permesso neppure di rivederti, come non rivedo da 19 giorni i miei cari parenti. Ricordati che tu sei stata sempre e nonostante tutto la mia più cara e testarda amica, che ha fatto tanto fantasticare il mio povero cervello, e che perciò a te sola, di tanti scrivo.
Non so se tu proverai un sincero dolore per questa disgrazia che strazierà il cuore della mia povera mamma, ed è per questo che ti prego di cercarla, e cercare di farla dimenticare, di rincuorarla ed incoraggiarla. Chi ti parla in questo momento non è altro che un fantasma, un moribondo che spera ancora in una cosa:
che la sua povera mamma si dia pace; ed è per questo che t’invoco che tu voglia cercare di far qualcosa per lei. Ti ringrazio contento che tu non mi negherai questa mia ultima ed umana preghiera.
Ti prego volermi pure salutare la zia e tutti i tuoi parenti, soprattutto la piccola Elsa. Ti auguro per l’avvenire la più assoluta felicità e ti prego volermi ricordare come un fratello. Attendendo impazientemente la morte t’invio un carissimo e fraterno abbraccio.
Tuo aff.mo e sincero amico Piero”

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Fotocopia di lettera autografa fornitaci da Emilio Fossati nel 2009.

 

LETTERA DI PIERO PINETTI ALLA ZIA:
“Genova 29 gennaio 1945
sig.ra  Agostini Gina
via Ponte Carrega 7/1
Carissima zia,
l’ora estrema sta per suonare, e la mia vita per finire, vedi che un pensiero lo rivolgo anche a te per tutto ciò che hai fatto per me.
Ti prego di salutarmi lo zio e le nipotine che forse non si ricorderanno neppure di me.
Era destino, il sangue della cugina Vanda reclamava vendetta e io pago oggi come un giorno pagò lei, benché di idea opposta.
Ti voglio pregare di un ultimo favore, e cioè quello di rincuorare la mamma che certo non si darà pace.
Con questo non ho altro da dirti ed invio a  te, allo zio ed alle nipotine un ultimo bacio ed abbraccio
tuo affezionatissimo nipote Pinetti Pietro”

 

 

 


 

Chi fosse interessato ad approfondire l’argomento può collegarsi al sito dell’ANPI di Marassi
http://www.anpimarassi.it/memorie/viaggionellamemoria.htm

 

 

Le seguenti notizie sono tratte dal libro
di Giuseppe Morabito
“VIAGGIO nella MEMORIA”
IN RICORDO DEI PARTIGIANI, DEI PATRIOTI E DEI CADUTI PER LA LIBERTÀ
  DELLA BASSA VAL BISAGNO

 

 

LE DONNE NEGLI SCIOPERI E NELLA LOTTA PARTIGIANA
Questi dati si riferiscono al periodo dall'8 settembre 1943 al 25 aprile 1945.
(prima dell’armistizio le donne condannate dal tribunale speciale sono state ben 112)

- Arrestate, torturate, condannate dai tribunali fascisti: 4.633
- Partigiane, staffette, sapiste e gapiste: 37.000 (in Provincia di Genova 722)
- Comandanti o commissarie di guerra: 512 (in Provincia di Genova 29)
- Deportate nei lager: 2.890 (in Provincia di Genova 21)
- Fucilate o cadute in combattimento: 683 (in Provincia di Genova  25)
- Ferite: 1.750
- Organizzate nei Gruppi di Difesa della Donna: 70.000
- Patriote: 20.000 (in Provincia di Genova 185)
-  Medaglie d’oro: 15 di cui 1 d’oro e 11 decorate, 2 d’argento viventi 

 

 

LE VITTIME DI MARASSI E SAN FRUTTUOSO

- Lapide sul Ponte di Terralba che ricorda “Qui il 14 gennaio 1945 i partigiani Efisio ATZENI e Giovanni MELONI vennero trucidati dalle brigate nere. A cura dell’ANPI e del Comune di Genova”
  - Lapide in Corso Galliera (di fronte al civ. 10) che ricorda “Qui il 14 gennaio 1945 il partigiano Attilio FIRPO venne trucidato dalle  brigate nere. A cura dell’ANPI e del Comune”;
- Lapide in Corso Sardegna (incrocio Corso De Stefanis) che ricorda “Qui il 14 gennaio 1945 il partigiano Antonio TRONFI, di anni 18, venne trucidato dalle brigate nere. A cura dell’ANPI e del Comune di Genova”;
- Lapide in Via Bonifacio che ricorda “Qui cadde trucidato il partigiano BISCUOLA Giuseppe il 14-1-1945. A perenne ricordo. ANPI Sez. di Marassi”.


SITI PUBBLICI DEDICATI A “CADUTI PER LA LIBERTÀ”

A GENOVA MARASSI, QUEZZI E SAN FRUTTUOSO
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- Salita Giuseppe ARZANI – S. Fruttuoso - “Caduto per la libertà 1926-29/8/1944”

Virginio Giuseppe Arzani  KIKIRIKI'

VIRGINIO GIUSEPPE ARZANI ”KIKIRIKÌ”

È nato a Genova nel 1922. Fin da ragazzo è stato un assiduo frequentatore dell’Azione Cattolica (Chiesa di S. Margherita di Marassi). Sottotenente di fanteria, subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, intraprende la lotta di liberazione.
Dimostra di possedere belle doti sia come animatore che come organizzatore distinguendosi ripetutamente in combattimento per prontezza e per decisione personale. Meritano particolare menzione le azioni condotte alla testa del suo distaccamento a Sarezzano contro una caserma tedesca durante le quali riporta una prima ferita, e nei presi di Tortona dove libera alcuni dei suoi uomini tratti prigionieri dai tedeschi e dove viene nuovamente ferito.
Nell’agosto del 1944 per tre giorni consecutivi difende strenuamente, insieme ai suoi compagni del battaglione “Peter”,  dagli attacchi dei nazi-fascisti inviati a rastrellare la zona, la stretta di Pertuso in Val Borbera, catturando 54 prigionieri e conquistando un gran numero di armi. Gravemente ferito ad un ginocchio disponeva per un ordinato ripiegamento per resistenze successive e dirigendo di persona le azioni dalla barella rifiutando, più volte, di farsi portare al sicuro. Coinvolto nella lotta ravvicinata veniva ucciso insieme ad altri compagni di lotta con delle bombe a mano lanciate dai nazi-fascisti.
Vilmente trucidato sulla sua barella chiudeva da prode la giovane vita generosamente prodigata per gli ideali di fedeltà alla Patria il 29 agosto 1944 a Cerreto di Zerbia (Piacenza).
È stato decorato di Medaglia d’oro della Resistenza.
A lui è intitolata dal 1945 la Sezione dell’ANPI di Genova Marassi.


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- Via Erpidio BERNO – S. Fruttuoso -  “Caduto per la libertà 1924-2/5/1944”
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- Passo Giuseppe BISCUOLA – Marassi –

Giuseppe Biscuola  MILAN

GIUSEPPE BISCUOLA “MILAN”

È nato a Ferrara il 28/5/1904. Meccanico presso l’Ansaldo di Genova Campi, fu da sempre contro il regime fascista e non lo nascondeva; anzi non perdeva occasione per criticare, anche pubblicamente, il governo Mussolini e il comportamento dei fascisti locali. Fu per questi motivi perseguitato a lungo. Nel 1936, mentre svolgeva attività politica a favore dell’organizzazione clandestina comunista, fu arrestato ai nazi-fascisti, deferito al tribunale speciale che lo condannava a 10 anni di reclusione per “Costituzione, appartenenza, propaganda per il Partito Comunista Italiano”. Liberato per amnistia, riprese l’attività clandestina utilizzando a tal fine una piccola tipografia clandestina installata a San Fruttuoso, dove abitata (in via G. Torti). Fu arrestato nuovamente nel 1938 per aver parlato contro il regime fascista, ma poi fu rilasciato e continuò l’attività politica clandestina in collegamento con gli antifascisti di S. Fruttuoso che, dal 1941, facevano capo a Piero Pinetti e ai ferrovieri dello scalo di Genova Terralba. Dopo l’8 settembre del 1943 fu tra i primi organizzatori della Resistenza. Nel 1944 fu arrestato dalle SS e dalla X Mas in quanto organizzatore e collaboratore dei partigiani e condotto alla Casa dello Studente (che fungeva da luogo di tortura) di Corso Gastaldi. Fu rilasciato dopo 20 giorni, ma da allora fu continuamente sorvegliato. Dal 1 luglio 1944 partecipò alle attività cospirative della Brigata Sap “Mirolli-Pinetti” attiva a S. Fruttuoso e nel resto della Val Bisagno. L’11 novembre 1944 fu nuovamente arrestato dalla Squadra politica della Questura, tradotto nel carcere di Marassi e portato alla  Casa dello Studente, dove fu sottoposto a lunghi interrogatori e a torture, per poi essere riportato a Marassi. Nella notte fra il 13 e il 14 gennaio 1945 fu prelevato dal carcere, insieme ad altri 12 patrioti e ucciso sul ponte di Terralba nella macabra messinscena ricordata come “L’eccidio del panino e della mela”.
A lui e all’altro partigiano Cesare Scolesite è stata intitolata la sezione del P.C.I., adesso dei D.S., di Genova San Fruttuoso.

Dall'amico criminalista Amedeo Ronteruoli abbiamo appreso che un panino e una mela erano la razione di cibo destinata ai deportati. In base a questo, Ronteruoli ipotizza un inganno perpetrato ai danni dei prigionieri oppure alla possibilità di complicazioni durante il loro trasferimento, con l'esito che ben conosciamo.
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- Via Pietro FESSIA – Marassi  – “Caduto per la libertà 1920-21/12/1944”

PIETRO FESSIA “PUCCI”

È nato a Genova l’1/7/1920. Fece parte della brigata “Berto”, divisione “Cichero”. A causa di ferite riportate in combattimento morì a Gorreto, in Val Trebbia, il 18/12/1944. Decorato di Medaglia d’argento al Valore militare.

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- Passo Spartaco FERRADINI – S. Fruttuoso – “Caduto per libertà 1919-24/4/1945”
A lui è stata dedicata una lapide, che si trova a Genova San Fruttuoso – Piazza Terralba, civ. n. 5- che ha incisa la seguente dedica: “Partigiano FERRADIN Spartaco di Giulio, caduto per la libertà, 6/11/1919–24/4/1945 – C.L.N. e Comune di Genova”
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-  Piazzetta Attilio FIRPO “Attila”  - S. Fruttuoso –  “Caduto per la libertà 1916-14/1/1945”
 

Attilio Firpo  ATTILA

 
ATTILIO FIRPO “ATTILA”

È nato a Genova il 19 marzo 1916. Fratello di Giovanni, caduto di Cefalonia, Attilio era un impiegato civile che dopo l’armistizio aderì al movimento di Resistenza contro i nazi-fascisti. Nella primavera del 1944 i partiti del Comitato Liberazione Nazionale (C.L.N.) costituirono una nuova forma di resistenza attiva cittadina: le Squadre di Azione Patriottica (S.A.P.).
Ad una di queste, la “Mirolli”, aderì anche Attilio Firpo svolgendo una proficua attività per tutto il 1944 con il nome di battaglia di “Attila”. Denunciato da una spia Attilio venne arrestato e successivamente fucilato, insieme ad altri dodici partigiani, nel crudele eccidio, avvenuto nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 1945, denominato del “Panino e della mela”.
A lui è dedicata una lapide in Corso Galliera (di fronte al civ. 10)  nel posto dove è stato ucciso, e una delle Sezioni del P.C.I., adesso dei D.S., di Genova Marassi.

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- Via Rino MANDOLI  – Marassi -  “Caduto per la libertà 1912-25/2/1944”

RINO MANDOLI “SERGIO BOERO”

È  nato a Genova il 13/12/1912 e ha lavorato, da ragazzo, come meccanico alla Siac. È stato dirigente della Federazione clandestina del P.C.I. di Genova e diffusore della stampa comunista. Arrestato il 25/4/1939 viene tradotto alle carceri di Marassi; poi al “Regina Coeli” di Roma e successivamente deferito al penitenziario di Castelfranco Emilia (MO). Viene rilasciato dopo il 25 luglio 1943 e, dopo l’8 settembre, torna all’attività clandestina diventando commissario politico della 3^ Brigata Garibaldi “Liguria” operante nei dintorni di Genova. Il 25/2/1944 nel corso di un’azione di pattuglia nei pressi dei Laghi di Lavagnina viene catturato da un reparto fascista. Tradotto alle carceri di Alessandria, nei ripetuti interrogatori mantiene il falso nome di “Sergio Boero”. Viene successivamente trasferito alla Questura di Genova dove, identificato, viene trasferito alla 4^ sezione del carcere di Marassi.
Il 25/2/1944 prelevato dal carcere viene fucilato nell’eccidio del Turchino.
A lui il Comune di Genova ha intitolato la omonima Via a Genova Marassi.
Da una lettera dal carcere prima della fucilazione: “Ai miei cari famigliari e agli amici e compagni tutti vada in questa triste ora il mio caro saluto e l’augurio migliore per l’agognato “avvenire”. Non piangete e ricordatemi. Questo è il solo premio a cui ambisco. Ricordare che l’Italia sarà tanto più grande quanto più sangue il suo popolo verserà serenamente”.

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-  Salita Giovanni MELONI “Caduto per la libertà 1918-1945” – Marassi –

Giovanni Meloni  LEONE

GIOVANNI MELONI “LEONE”

È  nato a Lillianes (AO) il 4/10/1918. Fece parte di una formazione delle Gap e fu arrestato l’11/1/1945 per essere assassinato dalle brigate nere sul ponte di Terralba il 14/1/1945. Era fratello del partigiano delle Sap Antonio.
A lui è stata dedicata una lapide che si trova a Genova San Fruttuoso, in Via F. Casoni civ. n. 5, dove è incisa la seguente dedica: “C.L.N. – C.V.L. Partigiano MELONI Giovanni di Agostino – Caduto per la libertà –  4/10/18-13/1/45 – A cura del Comune di Genova”.
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-  Largo Augusto MERLO – Quezzi –  “Caduto per la libertà 1924/1944”
AUGUSTO MERLO
È nato a Genova il 18/10/1924. Operò in Piemonte nella divisione “Langhe”, brigata “Castellino”. Venne ferito durante un combattimento e quindi morì a Murazzano (Cuneo) il 28/9/1944

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- Giardini Guido MIROLLI  - Marassi -  “Caduto della Resistenza 1890-1944”

GUIDO MIROLLI

È nato nel 1890. Proveniente da Pisa, da dove aveva dovuto allontanarsi per sottrarsi alle persecuzioni fasciste, era giunto a Genova, peregrinando in qualità di garzone, in vari locali, finché approdò nel 1942 a Ge-S. Fruttuoso, dove era venuto a gestire, con la sua compagna Amelia, un bar in Via Paolo Giacometti. È stato organizzatore della Resistenza genovese.
Il suo bar fu, tra l’altro, dopo l’8 settembre del 1943, il posto di smistamento della stampa clandestina comunista diventando anche questo fatto il capo d’imputazione per il suo arresto. Il 17/12/1943 è stato catturato dalle SS, alla cui guida si trovava un certo Schneider, conosciuto nel rione quale tipografo austriaco, al servizio della polizia nazista. Mirolli venne fucilato nel forte di San Martino il 14/1/1944, insieme ad altri sette partigiani.
Il Bar Mirolli: Sede degli antifascisti della Val Bisagno
Il bar Mirolli è stato da subito il punto di ritrovo degli antifascisti del Quartiere e dei ferrovieri che lavoravano nel vicino deposito locomotive di Brignole. Vi si incontravano spesso anche altri antifascisti della Vallata, come Romeo Guglielmetti e Piero Pinetti.
Ciò è testimoniato nel libro “Ricordi di un ferroviere: La resistenza antifascista dei ferrovieri liguri”, dove l’autore  Edmondo Bozzani, macchinista del Deposito di Brignole e organizzatore della cellula dei ferrovieri comunisti, così scriveva: “Per noi ferrovieri, era da tempo che nel suo locale (bar Midolli), a due passi dal Deposito, fissavamo attraverso lui i nostri appuntamenti e contatti, e fu nel suo bar che, dopo l’8 settembre  ’43, il Partito (Comunista) continuò a recapitare e a smistare la stampa clandestina”. E poi ancora: “Nel rione di S. Fruttuoso il periodo Badogliano aveva avuto i suoi riflessi politici dando vita ad un pullulare disordinato di piccoli gruppi la cui base operativa, in mancanza di sedi, poggiava prevalentemente nel bar Mirolli”.  Altri locali in cui si riunivano gli antifascisti di S. Fruttuoso erano: l’Osteria del Maxo e la trattoria di Lino in via S. Fruttuoso, la trattoria di Anselmo in via Pendola, il laboratorio artigianale di Giuseppe Biscuola nella stessa via, il negozio di borse e cappelli dei coniugi Gazzo in Via Archimede.
Bozzani racconta nel suo libro che, dopo il suo trasferimento da Rivarolo a S. Fruttuoso, dove risiedette dopo il 1932, “Non fu difficile costituire una cellula cospirativa tra i ferrovieri del Deposito Locomotive di Brignole che contò, fra i primi aderenti, i compagni Alitta, Eugenio Cassano, Cermelli, Bussalino, Barbero, Picollo, Pochettino, Revelli, Salvarezza, Tola (ai quali si aggiunsero, dopo le assunzioni del 1933, Ercole Gnemmi, Fortunato Dapelo, Vito Piscitello, Adriano Matalesta, Antonio Riello, Vezio Bigagli, Bruno Bernardini e Italo Guerrini). Anche nel Quartiere riuscii a formare un gruppo di compagni, fra i quali debbo ricordare Antonio Parodi, Gazzo, Scolesite, Previtali, Fratti, Malacarne, Fenoglio, Fagioni, Crescio”.

Stefanina Moro

 
- Via Stefanina MORO – Marassi – “Caduta per la libertà 1927– 9/10/1944”

STEFANINA MORO
È  nata a Genova il 14/11/1927. Fu arrestata, appena diciassettenne,  perché facente parte dei gruppi di collegamento tra le varie formazioni di partigiani. Condotta dapprima alla Casa del Fascio di Cornigliano e poi alla Casa dello Studente di Corso Gastaldi fu barbaramente torturata perché svelasse il nome dei compagni. Ridotta allo stremo delle forze morì alcuni giorni ad Asti dopo essere stata ricoverata in ospedale. Era il 9/10/1944.

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-   Vico Marcello PAGLIA - S. Fruttuoso –  “Caduto per la libertà. 1927/28-4-1945”

 
MARCELLO PAGLIA “JOAN”

“Joan” è  nato a Genova il 16/9/1927. Appartenente alla Brigata “Jori”, Divisione “Cichero”, durante i combattimenti per la liberazione della città, in Piazza Romagnoli, viene colpito dai colpi sparati da un cecchino fascista facendo scudo allo zio (il partigiano Cesare Paglia). “Joan” muore, a seguito delle ferite mortali, il 28/4/1945). A lui è stata dedicata una lapide, che si trova a Genova Marassi in Piazza Romagnosi (ingresso Scuola materna), che ha incisa la seguente dedica: “In questa casa fu colpito il partigiano Marcello PAGLIA, 28/4/1945. A perenne ricordo, Sez. Anpi di Marassi, restaurata da fratello e cugini il 25/4/1977. La Resistenza continua”


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- Giardini Giovanni PALATUCCI – S. Fruttuoso – “Commissario di P.S.-  Deportato a Dackau - Salvò la vita a perseguitati politici e razziali – 1909-1945”.

GIOVANNI PALATUCCI

È nato a Montella (AV) il 31 maggio 1909. Nel 1936 viene assegnato, quale vice commissario, alla Questura di Genova.
Il 3/11/1937 viene trasferito a Fiume per dirigere l'Ufficio Stranieri alla Questura. L'emanazione delle leggi razziali antisemitiche (luglio-novembre 1938) lo vide immediatamente e decisamente schierato in favore dei concittadini ebrei, ma anche di tutti coloro che, in fuga da altre nazioni occupate dalle armi tedesche, transitavano per il confine istriano.
Nel marzo 1939 egli sottrasse alla cattura della Gestapo 800 ebrei tedeschi, in fuga dalla Germania nazista a bordo di un vapore greco. A migliaia i perseguitati venivano da lui instradati con ogni stratagemma possibile all'estero, verso i paesi liberi o nel Sud d'Italia, nel campo di raccolta di Campagna (Salerno), dove era vescovo suo zio Mons. Giuseppe Maria Palatucci.
La sua opera di salvataggio si intensificò all'indomani dell'8 settembre 1943, quando Fiume, assieme alla Venezia Giulia ed all'intera area istriana, venne annessa al Terzo Reich mediante una violenta occupazione militare.
Il Questore fu richiamato a Roma e il Dott. Palatucci divenne, nel febbraio 1944, Questore reggente di Fiume e garante istituzionale dell'Italia in quella zona. La "sua" Questura, con i suoi trecento uomini disarmati, divenne un riferimento di umanità e di salvezza per tutti i cittadini, senza distinzione alcuna, e in particolare per i perseguitati ebrei.
Palatucci procedette alla sistematica distruzione di tutto il materiale documentario riguardante gli ebrei e giacente presso i vari Uffici della Questura. Ingiunse all'Ufficio anagrafico del Comune di Fiume di non rilasciare alcun documento riguardante cittadini ebrei senza aver prima informato della cosa le autorità Repubblicane. Rifiutò fino all'ultimo di mettersi in salvo anche quando, nonostante i ripetuti inviti del Console svizzero a Trieste si separò - mettendola al sicuro - dalla donna che avrebbe voluto sposare, una ebrea slava.
Oltre 5.000 furono gli ebrei e i perseguitati antifascisti salvati in quei sei anni.

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- Via Piero PINETTI – Quezzi –  “Caduto per la libertà 1924-1/2/1945”

PIERO PINETTI “BORIS”

È  nato a Genova il 3/12/1924. Meccanico all’Ansaldo Meccanico di Genova Sampierdarena, è stato attivista del Partito Comunista Italiano. Nel maggio del 1944 è stato nominato, dal triumvirato insurrezionale regionale, membro del coordinamento  degli “Istruttori militari” di zona, in particolare per i Quartieri di Quezzi e San Fruttuoso. Incontra spesso, specialmente nel bar Midolli di Via P. Giacometti, gli antifascisti di San Fruttuoso e del Deposito Locomotive di Brignole Dal 1° gennaio 1945 diviene vice-comandante della 157° Brigata SAP “Garibaldi”, poi "Guglielmetti". Dopo innumerevoli missioni viene individuato  e costretto a raggiungere le formazioni partigiane di montagna. L’11 gennaio 1945 venne arrestato da militi della X  MAS in seguito ad un falso appuntamento organizzato da una spia.
Nel corso di un'intervista per "Il Quartiere" Rino Barighini, compianto antifascista e partigiano, fondatore con il padre del P.C.I. di Quezzi, raccontò la  storia di Piero Pinetti, la fuga da Quezzi, l'arresto avvenuto in un bar di via Bobbio causato dal tradimento di Walter, partigiano arrestato che barattò la propria vita con quella di Piero. Avrebbe ancora potuto salvarsi: rifiutò infatti l'arruolamento nella X Mas di Bottero.  È stato detenuto nel carcere di Marassi sino al 29 gennaio, giorno del processo che si concluse con la sua condanna a morte avvenuta al Righi insieme ad altri cinque patrioti.
Pinetti  è stato decorato con la Medaglia d'argento al Valore Militare.
Da una lettera dal carcere prima della fucilazione: “Ciò che ho fatto è dovuto al mio fermo carattere di seguire un’idea e per questo pago così la vita, come già pagarono in modo ancora più orrendo e atroce migliaia di seguaci di Cristo la loro fede”.
A lui sono state intitolate la Sezione del P.C.I., adesso dei D.S., e l’omonimo circolo Arci di Genova Quezzi.

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- Scalinata Elio QUESADA – Marassi – caduto per la libertà  11/12/1944

Elio QUESADA

È  nato a Genova il 10/7/1927. Operaio, operò in Piemonte nella brigata autonoma “Val Pesio”. Catturato dai nazi-fascisti, venne fucilato, insieme a Salvatore Timonieri, a Cuneo l’11/12/1944.

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- Via Federico VINELLI  – S. Fruttuoso – “Caduto per la libertà - 1921-1/2/1945”

FEDERICO VINELLI

È nato a Genova l’11 settembre 1921. Macchinista navale, si unì nel giugno del 1944 alle formazioni partigiane, raggiungendo le formazioni operanti nella zona di Nizza Monferrato (Asti). Ricoprì la carica di vice comandante della 98^ Brigata di polizia partigiana della VIII divisione garibaldina "Asti". Durante un rastrellamento dei nazi-fascisti, nell'inverno del 1944, riuscì a fuggire verso Genova dove, ricercato, fu catturato, in seguito a delazione, il 23 gennaio 1945 a S. Fruttuoso dalla polizia fascista. Il processo a suo carico si svolse a Palazzo Ducale e si concluse con la condanna a morte per fucilazione al forte del Castellaccio.
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In Via Monticelli (lato Via del Piano) c’è una
LAPIDE CHE RICORDA I “CADUTI PER LA LIBERTÀ”  DI  MARASSI
”Non cadde invano chi lottò per la libertà - 25/4/1945 – il Comitato Liberazione Nazionale agli eroici caduti del Rione di Marassi nel primo anniversario  della caduta del nazi-fascismo”

LAPIDE CHE RICORDA I “CADUTI PER LA LIBERTÀ” DI  QUEZZI: Via Piero Pinetti

“Non caddero invano ma per la libertà.
Il Comitato di Liberazione Nazionale Liguria agli eroici caduti del rione di Quezzi:

Piero PINETTI “Boris”, Genova 1/2/1945 - Augusto MERLO “Bruno” , Murasano - Efisio ATZENI (È nato ad Iglesias (Ca) il 25/11/1925, militò nella brigata “Jori” della divisione “Cichero”), Genova 14/1/1945 - Ottavio MORO “Saetta” (È nato a Genova  il 07/3/1902. Lavoratore portuale, fece parte della divisione “Martiri di Alessandria”, brigata “Mimmo”. Cadde in combattimento a Nizza Monferrato il 6/4/1945. È stato decorato di Medaglia di bronzo al Valore militare) - Stefanina MORO - Antonio BOERO (“Noce”, è nato a Genova il 20/8/1904. Operò nella brigata “Jori” della divisione “Cichero”. Morì a Genova l’1/9/1946 a seguito di una malattia contratta in guerra) - Guglielmo CAPRILE (È nato a Genova l’11/5/1911, appartenne alla brigata Sap “Pinetti”. E’ deceduto il 3/5/1945 a causa di ferite riportate in guerra)  - Italo RIVARA (È nato a Genova il 30/9/1926. Operò nella brigata “Jori” della divisione “Cichero”. Arrestato, venne deportato nel campo di sterminio di Dachau-Uberlingen, ove morì il 2/4/1945) – BARBIERI Trento (È nato a Genova il 7/9/1915.  Operò con la 1^ divisione “Modena”, brigata “C. Scartabelli”. Cadde in combattimento il 27/2/1945 in località S. Giulia di Polinago (MO).

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Anche in Piazza Martinez c’è una lapide che ricorda i 

“CADUTI PER LA LIBERTÀ”  di SAN FRUTTUOSO

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Come vorremmo vivere, domani?

 

No, non dite di essere
scoraggiati, di non volerne più
sapere.

Pensate che tutto è successo
perché non ne avuto più voluto
sapere!

Ricordatevi, siete uomini.

Giacomo Ulivi (Partigiano)
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Emilio Barighini

Pietro "Rino" Barighini

EMILIO e PIETRO  “Rino” BARIGHINI

Pietro è nato a Genova il 17 febbraio 1928 da Emilio e Donati Maria.
Apprende fin da piccolo gli ideali di libertà, democrazia e giustizia sociale dai suoi genitori.
Il padre, attraverso illustrazioni di libri, proibiti dal regime fascista, gli fa notare tra le altre cose i motivi politici ed economici che creano la differenza fra il ricco e il povero e le cause delle ingiustizie sociali.
Frequenta la Scuola di Avviamento Professionale, al posto del Ginnasio che lui desiderava, in quanto i costi, già alti per i genitori, erano comunque minori.
Non partecipa mai ad alcuna adunanza del sabato fascista, malgrado gli ammonimenti e le minacce di sospensione da parte del direttore scolastico.
La caduta del regime il 25 luglio 1943 gli provoca una grande gioia ed in lui cresce l’interesse per l’attività politica del padre a favore del PCI.
Dopo l’8 settembre 1943 si reca sulle alture di Quezzi e si impossessa, in una batteria antiaerea, di una pistola che consegnerà successivamente al partigiano di un GAP locale, Razeto Onorato.

Il padre Emilio, nato il 20 febbraio 1904, aveva iniziato il proprio impegno politico a San Fruttuoso, militando appena quindicenne nel gruppo anarchico del quartiere e in quello del porto, dove lavorava.
Nel 1921 il gruppo aderisce agli “Arditi del Popolo”; Emilio entra nel PCI nel 1926 e si impegna attivamente nella lotta clandestina al regime.
Assunto nel 1941 all’Ansaldo, viene licenziato nel 1943 per sospetta attività antifascista.
Dopo il 25 luglio 1943 assume la responsabilità dell’organizzazione del proprio partito in Val Bisagno; insieme ad Emilio Vezzelli costituisce la Brigata Partigiana “Franchi”.
Da questa data in poi padre e figlio sono accomunati dallo stesso destino.
Per sottrarsi alle rappresaglie dei nazi-fascisti i Barighini, intuendo il pericolo incombente su di loro (Emilio sfugge all’invasione fascista della loro casa), sono costretti ad abbandonare Quezzi nel dicembre 1943. Per circa un mese rimangono allo sbando, fino a stabilirsi nelle vicinanze di Borgoratti.
Mentre il padre continua il proprio impegno nella Resistenza, avendo contatti anche con Piero Pinetti,  Pietro “Rino” entra in collegamento con alcuni giovani, tra i quali Mario Vezzelli, Giaipron, Greco, Bianca Noemi e altri.
Insieme costituiscono il primo gruppo del “Fronte della Gioventù” genovese che ha il compito di reclutare nuovi elementi e di organizzare la propaganda contro i nazi-fascisti.
Formano un GAP, che prenderà poi il nome di “N. Franchi”, diretto da Gandolfo Bruno “Marco” che successivamente assumerà, insieme agli altri GAP di Bavari, San Desiderio, Apparizione, Borgoratti e San Martino, le funzioni di Brigata Partigiana.
Nel 1944 “Rino” partecipa ad alcune attività di disarmo di nazi-fascisti, di trasporto armi, etc.
Sempre nel 1944 i Barighini devono di nuovo cambiare abitazione, trasferendosi a Sturla, continuando però a svolgere attività resistenziale.
Nei primi mesi del 1945 “Rino” organizza lo sciopero degli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale “G. Garibaldi” di Sampierdarena, durante il quale scoppia un tafferuglio tra i dimostranti ed i fascisti.
Emilio, ricercato ripetutamente, deve trasferirsi nell’aprile 1945 in zona partigiana, in Valbrevenna con la Brigata Severino, portando con sé il fratello Alfredo e il figlio “Rino”.
Emilio partecipa alla liberazione di Genova il 24 aprile 1945; “Rino”, che fa parte del distaccamento Corrieri, partecipa a diverse azioni di staffetta accompagnando anche il partigiano “Bini” in città, per assumere la direzione del giornale L’Unità che viene ristampato, per la prima volta dopo il Ventennio, il 25 aprile 1945.
Dopo la Liberazione “Rino”, impegnato con la Severino per il mantenimento dell’ordine pubblico, resta per un anno nella nuova polizia; successivamente trova lavoro in porto prima e in Comune poi.
Emilio riprende il lavoro all’Ansaldo, dove è eletto nella Commissione Interna, e diventa segretario della sezione del PCI “Piero Pinetti”.
Nel 1950 diventa Presidente dell’ANMIL (Invalidi del Lavoro) e riconfermato in tale responsabilità per ventuno anni, in sette elezioni consecutive.
Nel 1967 “Rino” è nominato segretario della nuova sezione comunista di Quezzi, “30 giugno”.
Entrambi dedicano la propria vita al lavoro, alla famiglia, all’impegno politico, alla difesa dei valori di libertà, democrazia e giustizia sociale fino alla loro morte avvenuta nel 1993.
“Rino” muore il 25 luglio e suo padre dopo pochi mesi, il 27 dicembre.
A “Rino” Barighini è intitolato il Circolo ARCI di Quezzi Alta.


 

"Rino" (al centro della foto) insieme ad altri due partigiani.

Questa immagine ci è stata fornita dalla figlia Zoia Barighini.