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Leggi "Un pubblico di signore e signorine"

dal libro di Mauro Balma  "GENOVANOVECENTO"  SAGEP Editrice 1993

 

(clicca sull'immagine per ingrandirla)

Da “Il Lavoro” del 18 settembre 1905

CONCERTO A QUEZZI
Smarrito tra le verdi campagne l’elegante teatrino dell’Unione Villeggianti di Quezzi presentava sabato sera in occasione dell’annunciato concerto l’aspetto di un giardino in pieno fiore. Moltissime delle gentili signore e signorine villeggianti in quelle località corrisposero al cortese invito della Direzione ed accorsero ad applaudire i valenti artisti.
Eccovi il resoconto della brillante serata. Iniziò il concerto la maestra signora Amelia Ghiglione che suonò egregiamente la Tarantella del Gottschack accompagnata dal signor Ugo Sisto.
La signorina Paolina Ricchi, un’ottima allieva della signora Garzolini, cantò poi un pezzo della Gioconda e la romanza della Lucrezia Borgia rivelandosi una distinta dilettante.
Benissimo i signori Piero Garzolini, un ottimo violinista, e il maestro Italo Ghiglione, un mandolinista perfetto, che suonarono con molto sentimento Una sera in mare del Gonzales il primo, e l’altro una fantasia della Manon di Puccini.
La great attraction della serata era costituita dalla valente maestra signora Attilia Garzolini che cantò con voce melodiosa e vibrante la bellissima romanza del signor U. A. Giordano Alba d’aprile ed un’altra del Grjeg La principessa, fu applauditissima e dovette concedere il bis.
Chiudeva il riuscitissimo concerto un galop caratteristico a quattro mani suonato egregiamente dalla maestra signora Ghiglione e dal signor Ugo Sisto.
Le signore, che cooperarono al concerto, ebbero omaggio di eleganti mazzi di fiori.
Faceva gli onori di casa l’egregia Presidentessa del Circolo, la distinta signora Nina Burlando, coadiuvata dalle gentili signore Eugenia Peri, Pignone e Virginia Grendi.
Fra gli intervenuti notammo inoltre le signore Ziliara, Pendola, Muratorio, Lanata, Cosimini, Gaj, Tamburini, signora e signorine Belviso, Ferrero, signorine Peri; Grendi, Astengo, Gandolfi, Paita, Ghiglione, Medine e tante, tante altre ancora, di cui ci sfugge il nome. Dopo il concerto ebbero principio le danze, che si prolungarono piene di brio ed  animazione fin verso le tre del mattino.
Il genialissimo convegno lasciò nell’animo di tutti gli intervenuti il più gradito ricordo ed il vivissimo desiderio di un prossimo bis.
Un plauso dunque alla solerte Direzione che seppe organizzare così bene questa attraentissima serata artistica ed un ringraziamento speciale al suo Presidente signor Luigi Burlando, che si adoperò instancabile per la buona riuscita della festa.
E.L.
 

Dallo STATUTO del CIRCOLO UNIONE VILLEGGIANTI QUEZZI


ARTICOLO  1- il 22 aprile 1900 si è costituito tra i villeggianti di Quezzi un circolo che s’intitola Unione Villeggianti Quezzi
ARTICOLO  2- scopo principale dell’Unione è di organizzare festeggiamenti a ricreazione delle famiglie dei soci e possibilmente feste di beneficienza durante il periodo della villeggiatura, che avrà principio il 15 luglio e terminerà il 31 ottobre d’ogni anno, restando però in facoltà del Consiglio Direttivo di anticipare l’apertura o di prolungare la chiusura
ARTICOLO  4- la tassa d’ammissione a socio effettivo è fissata in lire 5 e la quota mensile in lire 2,50
ARTICOLO  5- la quota annuale per i soci frequentatori è fissata in lire 10
ARTICOLO 23- nel locale sociale non sono permessi i giochi d’azzardo

Breve riassunto dei verbali d’assemblea dal 29 maggio 1909 al 1921

Seduta del 29 maggio 1909
Presenti i signori Pignone Angelo Presidente, Diena Benedetto vice presidente, Pendola Eugenio cassiere, si apprende che un socio, il sig. Ernesto Tamburini, dà le dimissioni perché non si recherà più in villeggiatura a Quezzi. Sono accolte, con vivo rincrescimento.

Il 24 settembre 1910 i soci chiedono si vieti l’ingresso nei locali sociali ai figli di soci e non soci, e ciò per evitare i troppo lamentati guasti, rotture, ecc. e si permetta solamente l’ingresso ai bambini ed alle bambine che studiano il pianoforte. Il sig. Serra chiede inoltre che si vieti il gioco delle carte ai bambini. Raccomanda che il Consiglio organizzi qualche piccolo divertimento onde non venga meno la fama che l’Unione ha sempre avuto di promotrice di riuscitissime feste…che, come si legge nel rendiconto, comportano una spesa stagionale di lire 1521,62.

Nell’assemblea del 15 ottobre 1910 viene stabilito che i bimbi non potranno entrare nel locale durante il giorno e la chiave sarà tenuta dalla proprietaria, la Dunin.

L’11 settembre 1911 si apprende che il concerto di beneficienza a favore dell’asilo di Quezzi è stato rimandato per “il serpeggiare da queste parti del morbo asiatico”.
Vengono comunque fissati i prezzi per l’ingresso al concerto: posti distinti lire 1,50 – platea e galleria lire 1,00.

Nel 1912 il Presidente Angelo Pignone abbandona il circolo. In quell’anno, per riguardo ai gravi lutti che hanno colpito famiglie dei soci, saranno sospesi i festeggiamenti.
Il sig. Pignone, che evidentemente è entrato in contrasto con altri soci, si è rifiutato di pagare il secondo semestre 1912 e di consegnare lo Statuto ed altre carte in suo possesso. Il Consiglio Direttivo, ridotto a tre soci, gli invia una nota di biasimo a Busalla.

Il 23 agosto 1913 il Triumvirato stabilisce di aprire la stagione con uno spettacolo di varietà e danze.

Nel verbale del 17 gennaio 1914 si ha una timida richiesta di far entrare le donne come socie, chiamandole “Patronesse” e facendo pagare lire 10 annuali, come per i soci frequentatori.

Il 23 luglio 1914 il gioco da bocce viene illuminato da due fanali a “gaz”, onde poter giocare anche la sera. Il sig. Rocca dona tre fanali. Viene posta una tassa sul gioco da bocce di lire 0,10 per tutta la giornata e di lire 0,20 per tutta la serata.
Circa le donne Patronesse, si cerca di prendere tempo e rimandare la decisione.

Il 25 luglio 1914 si riunisce un’assemblea straordinaria e si decide che, dato l’aumentato numero dei soci maschi, è inutile accettare le donne (!)

L’8 agosto 1914 per la festa di inaugurazione della stagione, è in programma uno spettacolo di prosa.

Il primo marzo 1915 di decide di comprare cinquanta sedie per il locale sociale, ma il 25 luglio 1915 si legge “stante lo stato di guerra si decide di non fare nessuna festa ufficiale, essendo incompatibile dato lo sconvolgimento di quest’anno”.

Dal 18 ottobre 1915 si passa al 10 ottobre 1920 e si apprende che la colonia dei signori villeggianti è sempre abbastanza numerosa; qualche vecchio socio ha dato le dimissioni ma altri ne hanno preso il posto.

Nell’assemblea del 20 settembre 1921 c’è già la parola “fine”: disdetta dei locali sociali e liquidazione del patrimonio. Resta stabilito che il ricavato della vendita sarà devoluto all’Asilo Infantile di Quezzi.
Segue l’inventario: palcoscenico, platea, gioco di 15 bocce senza pallino, gioco della tombola senza cartellone.

Il 9 ottobre 1921 si tiene la vendita all’incanto di mobili ed oggetti appartenuti al circolo. Per quanto riguarda il palcoscenico, la Società Cattolica Cristoforo Colombo di Quezzi fa pervenire caparra di lire 100.

Il 21 marzo 1922 viene inviata una lettera all’Illustrissimo Presidente dell’Asilo Infantile di Quezzi, con allegato lire 1184,60.
Il “Caffaro” del 29 marzo 1922, in un breve trafiletto, dà notizia che “gli ex-soci dell’Unione Villeggianti di Quezzi hanno versato a questo asilo la cospicua somma di lire 1184,60, ammontare delle attività sociali esistenti all’atto dello scioglimento del sodalizio. Il Consiglio Direttivo dell’Asilo porge ai generosi benefattori sentiti ringraziamenti”.

Il cassiere, sig. Rocca, riferisce che in seguito al patito furto del telone avvenuto nel locale sociale in epoca imprecisata tra novembre e gennaio, la Società Cattolica Cristoforo Colombo di Quezzi ha receduto dal deliberato di acquistare quanto costituiva il palcoscenico. Pertanto sono state restituite lire 100, salvo a riprendere le trattative

Riferisce ancora di aver pagato il fitto in lire 320 a tutto gennaio 1922 e di avere restituito le chiavi al proprietario Dr. Masera.


 

Il locale sociale dei Villeggianti era il "Teatrino dei Villeggianti", qui rappresentato in un disegno di fantasia.

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In questa intervista del 1996, il senatore Paolo Emilio Taviani racconta di quando suo padre, insieme a Gilberto Govi, si recavano a Quezzi a recitare nel "Teatrino dei Villeggianti". L'autore del pezzo è Silvano Balestreri.

 

" Nell'estate del 1907 la coppia Govi-Taviani senior, insieme alla signorina Vassallo, andavano a recitare nel teatrino di Quezzi alta, dove c'erano i villeggianti. Il tram a cavalli si fermava a Quezzi bassa".

fotografia regalataci da Emilio Fossati

fotografia regalataci da Emilio Fossati

fotografia regalataci da Emilio Fossati

La foto della gara bocciofila del 30 agosto 1908 ci è stata fornita da New Cartoline Genova

Da un numero del "Caffaro" dei primi del Novecento.

Per la rubrica “Chiacchiere settembrine”:
Che si fa in campagna?
E’ la prima domanda del villeggiante, che non ha deposto ancora la valigia nella quiete dolcissima della campagna e che già si domanda: cosa facciamo adesso! Figurarsi poi quando è un paio di giorni che è come smarrito lì nel verde solenne, misterioso dei campi!
Poiché è inteso che il villeggiante, colui che ha fuggito la città, dovunque sia fuggito, è fuggito per cercare la pace e il riposo: è inteso che egli è andato via da un posto, rumoroso e fastidioso, dove si fanno troppe cose, per ricoverarsi in un paese tranquillo, quietissimo, ove non si faccia niente. Benissimo! Però, per quello spirito di contraddizione che distingue l’animale grazioso e benigno che è l’uomo, appena il villeggiante stanco, affranto, esausto, desioso di silenzio e di sonno, giunge al posto ove deve villeggiare, gli si domanda: <<Sì, va bene, ma qui che si fa?>>
Egli è giunto per non fare niente e domanda subito che si deve fare, per passare il tempo; egli è giunto per riposarsi e si domanda subito come potrà agitarsi! Il villeggiante è un essere penetrato e materiato dei desiderii più opposti: poiché sfinito dall’aver troppo lavorato o dall’essersi troppo divertito, bisognoso di rifarsi una salute fisica e intellettuale, egli cerca, immediatamente, di lavorare novellamente per divertirsi, per divertirsi di qualunque maniera sia possibile.
In villeggiatura, la domanda ansiosa, quotidiana, della mattina, della sera, divorante, è: <<Che facciamo?>>  Poiché la montagna non basta, la collina non basta, il mare non basta, gli alberi non bastano, la quiete non basta: il villeggiante non può godere qualche cosa che per poco  tempo, per pochi minuti; tutto il resto della giornata deve prepararsi a fare qualcosa, deve proteggere qualche cosa da farsi l’indomani. La bellezza delle cose è niente di fronte a questa inquietudine costante, a questa agitazione invincibile: il paesaggio, meraviglioso, è niente, innanzi al villeggiante che deve sempre fare qualche cosa. E vediamo, che cosa mai si può fare in villeggiatura, in tutte le villeggiature, per passare il tempo? Che si può fare, di mattina? Che si può fare, di sera? Che si può fare, per non essere presi dalla noia, dal fastidio di tutto ciò che ne circonda? Oh, ma la domanda è così intricata, così complessa, che mi riservo la libertà di rispondere domani.
Per oggi, se mai le mie gentili villeggianti non sapessero che fare, le consiglio a far circolo. La maldicenza le terrà occupate tutto il giorno e buona parte della notte.