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«Era l’inizio di Maggio, alla nuova stagione,
quando gli uccelli cantano con voce chiara e in beata pace,
e ogni cosa arde di gioia;
quando i boschi, i verzieri sono fioriti e i prati rinverdiscono d’erba nuova e minuta,
cosparsa di fiori dal profumo soave;
quando le dolci acque tornano nei loro letti,
e l’amore rallegra le pulzelle e valletti,
che hanno il cuore gaio e gentile per la dolcezza della nuova stagione».

(tratto dal ciclo bretone del
“Lancelot Graal”)


 

Cantamaggio o Calendimaggio

 

Il Cantamaggio non è un’invenzione casuale di gente che intende fare baldoria, ma affonda le proprie origini nelle spirali del Tempo e possiede significati, simbologie e riti intimamente connessi con i ritmi ciclici della Natura e della Vita.

Quando arrivammo a Quezzi, ci rendemmo presto conto che questo territorio, per la sua geografia e la fitta rete di creuze che abbracciano i monti, si prestava spontaneamente a eventi itineranti, come ad esempio il Cantamaggio.
Avevamo già esperienza di questa festa, avendola organizzata per alcuni anni in  Val Cichero (entroterra di Chiavari), e quando proponemmo di realizzare il Cantamaggio anche qui a Quezzi, l' idea fu accettata con interesse ed entusiasmo.

Inutile dire che fu un gran successo.

Le nostre ricerche ci hanno confermato che in passato esisteva già un Maggio della Val Bisagno , così come probabilmente un Maggio religioso (Cantégora) aveva a suo tempo avuto vita  in Quezzi; sappiamo attraverso ricordi di alcuni abitanti della zona che sino a pochi decenni fa si celebravano le Rogazioni con benedizioni dei campi e degli animali.
Dal libro “Il Cerchio del Tempo” di Paolo Giardelli, apprendiamo che, oltre al Maggio profano che inutilmente si cercò di estirpare, esiste anche un Maggio sacro o delle Anime, istituito dalla Chiesa, che consiste in questue per raccogliere offerte in suffragio dei defunti e in canzoni a sfondo religioso ispirate alle anime del Purgatorio.
L’entità delle offerte raccolte per mezzo di queste Cantégore era tutt’altro che trascurabile ed era probabilmente a cadenza annuale.
"Nel 1269 un certo Bartolino Piazza è condannato dal vicario vescovile a pagare mezzo quartino di grano e mezzo barile di olio al parroco di Quezzi per le Cantégore, “pro cantariciis”, che annualmente si tengono in detta parrocchia".

 

TESTO DEL “CANTO del MAGGIO della VAL BISAGNO”

Noi che compagni siamo
e per il mondo andiamo
Maggio cantar vogliamo.
Benvenuto Maggio
capo di Primavera
di ogni stagion primiera.
Noi ce ne andiamo
su per il Bisagno
fiorite son le rose.
E la rondinella
che in cielo va volando
Maggio è qui cantando.
E il rosignolo
Che canta notte e giorno
Maggio è qui d’intorno.
Dio ve lo mandi
un bel figlio maschio
dategli moglie e cavallo.
Dio ve lo mandi
e Dio ve lo allevi
che sia un buon cavaliere.
Da questa casa
noi ce ne andiamo
e a un’altra casa andiamo.
Noi ce ne andiamo
e in pace vi lasciamo
arrivederci a un altr’anno.
 

 

 

 

La tradizione (notizie tratte da Wikipedia)
Il Calendimaggio è una tradizione viva ancor oggi in molte regioni d'Italia come allegoria del ritorno alla vita e della rinascita: fra queste la Liguria, la Lombardia, l'Emilia-Romagna, la Toscana, l'Umbria e la zona delle Quattro Province (Piacenza, Pavia, Alessandria e Genova).
La funzione magico-propiziatoria di questo rito è spesso svolta durante una questua dove, in cambio di doni (tradizionalmente uova, vino, cibo o dolci), i maggianti (o maggerini) cantano strofe benauguranti agli abitanti delle case che visitano.
Simbolo della rinascita primaverile sono gli alberi (ontano, maggiociondolo) e i fiori (viole, rose) con cui i partecipanti si ornano e che vengono citati nelle strofe dei canti.
Si tratta di una celebrazione che risale a celti (i quali festeggiavano Beltane), etruschi e liguri che celebravano l'arrivo della bella stagione, essendo questi popoli molto integrati con i ritmi della natura.

Il Cantamaggio nelle Quattro Province
La celebrazione del Cantamaggio in questa zona è strettamente legata alle questue, che prendono aspetti e nomi differenti a secondo della località in cui si tengono.
Il periodo in cui si svolge sono i primi giorni di maggio, anticipato al sabato prima di Pasqua (Sabato Santo) a Romagnese (PV) e Casalcermelli (AL) o posticipato al 3 maggio (festa della Santa Croce) nella zona fra il passo del Brallo, Bobbio e Corte Brugnatella o alla prima domenica di maggio.
In val Tidone si chiama La galina grisa o La galëina grisa, a Marsaglia di Corte Brugnatella in val Trebbia Carlin di maggio (storpiatura di Calendimaggio).

Canti del Maggio
I Canti del Maggio sono le canzoni che i Maggianti intonano sotto le case e per le vie del paese,  nella notte tra il 30 aprile ed il primo Maggio. Sono canti in lingua italiana, con più o meno leggere inflessioni dialettali e sono caratterizzate da un'andatura allegra e gioiosa. Infatti esse sono il benvenuto alla bella stagione, dopo il lungo inverno; i  canti sono accompagnati da musica e danze.
I temi sono svariati: la natura, la primavera e le stagioni, l’allegria  e anche un eros velato in serenate dolci e anche maliziose.

Qui il Maggio di Casalcermelli cantato dall'amico Chacho Marchelli con gli Ariondassa.

 

 

 

Ben venga maggio

Ben venga maggio
e 'l gonfalon selvaggio!
Ben venga primavera,
che vuol l'uom s'innamori:
e voi, donzelle, a schiera
con li vostri amadori,
che di rose e di fiori,
vi fate belle il maggio,
venite alla frescura
delli verdi arbuscelli.
Ogni bella è sicura
fra tanti damigelli,
ché le fiere e gli uccelli
ardon d'amore il maggio.
Chi è giovane e bella
deh non sie punto acerba,
ché non si rinnovella
l'età come fa l'erba;
nessuna stia superba
all'amadore il maggio
Ciascuna balli e canti
di questa schiera nostra.
Ecco che i dolci amanti
van per voi, belle, in giostra:
qual dura a lor si mostra
farà sfiorire il maggio.
Per prender le donzelle
si son gli amanti armati.
Arrendetevi, belle,
a' vostri innamorati,
rendete e cuor furati,
non fate guerra il maggio.
Chi l'altrui core invola
ad altrui doni el core.
Ma chi è quel che vola?
è l'agiolel d'amore,
che viene a fare onore
con voi, donzelle, a maggio.
Amor ne vien ridendo
con rose e gigli in testa,
e vien di voi caendo.
Fategli, o belle, feste.
Qual sarà la più presta
a dargli el fior del maggio?
-Ben venga il peregrino.-
-Amor, che ne comandi?-
-Che al suo amante il crino
ogni bella ingrillandi,
ché gli zitelli e grandi
s'innamoran di maggio.

 

        ( di Messer Agnolo Ambrogini, detto Poliziano  - XV secolo )