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NATALE 2011


Come avrete già capito, siamo interessati alla tradizione e per noi il concetto di tradizione è inteso nel suo senso letterale, e cioè “trasmettere”.
E’ un volere riannodare il filo che dal passato ci lega a chi è vissuto prima di noi, perché noi siamo la somma di tutti coloro che ci hanno preceduto, così come chi verrà dopo sarà l’evoluzione di ciò che avremo costruito lungo il nostro cammino.

Questo recupero del passato non deve però limitarsi ad un senso di nostalgia (dolore del ricordo) ma ad una memoria consapevole, concreta, che offra basi sane per costruire un buon futuro per tutta la comunità.
Pensiamo che la convivialità, l’offrire occasioni per uscire di casa, incontrarsi,  siano opportunità per creare coesione sociale, senso di appartenenza alla terra ed al gruppo umano in cui abbiamo deciso di porre le nostre radici.

Nel luogo da cui provengo è radicata da diversi decenni la tradizione natalizia del Gelindo.
Alcuni anni fa, ammirando un bel presepe genovese a casa di amici pegliesi, riconobbi la statuina del Gelindo, che scoprii essere conosciuto anche in Liguria.
Dopo accurate ricerche e telefonate in varie zone del Piemonte, decidemmo di mettere in scena la Divota Comoedia.
Il primo anno la proponemmo utilizzando i fogli volanti dei cantastorie Cereghino, e per i successivi due anni mettemmo in scena la commedia ambientandola a Quezzi ed “ingaggiando” come interpreti alcuni simpatici volenterosi della zona.
Gli abitanti del quartiere parteciparono numerosi alle rappresentazioni, sfidando il freddo di quei giorni, e sono orgogliosa di dire che si divertirono molto, riconoscendo nella storia persone e luoghi di tutti i giorni.

Trailer delle prove del Gelindo 2009

Il pastore Gelindo illustrato per l'occasione dalla nota disegnatrice quezzina Fiammetta Capitelli

 

Ed eccolo qua Gelindo, arguto abitante delle nostre campagne e nostro vicino di casa…

E' il pastore che indica la capanna di Betlemme ai genitori di Gesù. Secondo alcune fonti  la capanna ed il bue sono suoi, mentre l’asina è di Giuseppe e Maria. E’ il primo che giunge a visitare il Bambino.
Porta un agnello sulle spalle e suona la zampogna. E’ un uomo semplice, burbero ed un po’ testone, ma dal cuore d’oro, pronto ad aiutare i più deboli dalle prevaricazioni del prepotente di turno.

Si parla di lui già verso il 1200 nell’Alto Monferrato (valle Bormida, valle Scrivia, appennino ligure). Compare nelle laudi, canti sacri in dialetto, e nelle favole raccontate nel periodo natalizio nelle stalle.
Questa forma di rappresentazione sacra popolare prosegue tramandata oralmente fino al 1500 - 1600 quando un autore anonimo, forse un parroco di Nizza Monferrato, non la mette per iscritto.

Successivamente si hanno notizie scritte sulla presenza di Gelindo in Liguria dal 1680 al 1700, e poi nel 1800 grazie ai cantastorie Cereghino di Favàle di Màlvaro, che lo fanno conoscere in tutta l’Italia settentrionale, e al genovese padre gesuita Pier Luigi Persoglio che ne stila una versione in dialetto
locale (senza però citarne la fonte).
Nel Gelindo si assiste a scene contadinesche che possono sembrare ingenue, ma che, secondo molti studiosi di quest’opera, raccolgono in sé tutta la meraviglia riconoscente delle anime semplici.
Gelindo e la sua famiglia trattano la Madonna e San Giuseppe senza soggezione, usando espressioni semplici e genuine, e davanti al Bambino Gesù si comportano esattamente come con uno dei loro bambini.


Naturalmente non si tratta di un presepe vivente.
Infatti il presepe è statico…nacque da un’idea di san Francesco d’Assisi che,di ritorno da un pellegrinaggio in Palestina, desiderava portare in patria lo spirito e l’essenza della nascita di Gesù.
Un giorno, leggendo l’apocrifo protovangelo di Giacomo, fu colpito dalla descrizione del momento della Natività: in quell’attimo il tempo si ferma…le persone rimangono immobili  e cristallizzate nelle loro attività quotidiane, gli uccelli restano sospesi nell’aria e anche le acque dei fiumi smettono di scorrere…da questa visione, che lo stesso san Giuseppe narra nel protovangelo, nacque l’ispirazione che portò Francesco a realizzare il primo presepe.

Gelindo invece segue un’altra tradizione: quella della predicazione in dialetto.
La religione, il linguaggio, la famiglia e la casa costituiscono il patrimonio spirituale della gente e in passato la Chiesa raccomandava al clero di parlare nel linguaggio proprio dei fedeli…anche quando l’umiltà di quello stesso linguaggio portava all’uso di espressioni non sempre eleganti…

Quindi Gelindo ha una storia antica.

Alle sue spalle c’è una tradizione di teatro popolare che si perde nei tempi.
E’ un fatto culturale di tutto rispetto, del quale si occupò anche Antonio Gramsci che, in un suo scritto del 1915, notò che in Gelindo “lo spirito popolare si è impadronito del mistero della nascita e lo ha umanizzato”.


Anche Umberto Eco, noto uomo di cultura alessandrino, ebbe a che fare con il Gelindo.
Infatti da ragazzo vi recitò interpretando la parte della Madonna.
Scrive lo stesso Eco:
“Solo in tarda età una sera, andato a rivedere il Gelindo con un amico dei tempi andati, ho sopportato per poco di stare dalla parte del pubblico e poi, per una porticina segreta nota solo a noi due, siamo entrati nel sottopalco, abbiamo estromesso a calci alcuni giovincelli che stavano vestendosi da centurioni, abbiamo indossato le corazze e gli elmi e siamo entrati in scena.
I centurioni compaiono due volte (all’inizio incontrano Gelindo, alla fine cercano il Bambino per ordine di Erode) e ogni volta la loro scena dura uno o due minuti. Quella sera ciascuna apparizione è durata dieci minuti, con invenzioni degne del teatro dell’assurdo o della crudeltà. Nessun strumento di registrazione ha tramandato ai posteri quel mirabile vento, che ancora viene raccontato dai vecchi attori di Gelindo, la sera intorno al fuoco”.

Infine, nel dicembre del 1939, la Filodrammatica del Sacro Cuore di Quezzi rappresentò nel teatrino parrocchiale, ora in via di rifacimento, la versione di padre Persoglio, intitolata
“I pastoi a-o presepio”.

HO TROVATO MOLTE DELLE NOTIZIE CHE AVETE APPENA LETTO NEI SEGUENTI TESTI:

“GELINDO RITORNA” di Roberto Leydi,
Omega Edizioni

SUPPLEMENTO numero 10 del 1984 della rivista
“La PROVINCIA di ALESSANDRIA”, pubblicazione dell’Ente Provincia di Alessandria

“IL PRESEPIO—tradizioni, storia, immagini-”
a cura di Fernando e Gioia Lanzi, Ed. Tools

“I VANGELI APOCRIFI” Einaudi Editore

 

Alinda, la moglie di Gelindo, Gelindo ed il garzone Maffeo

Aurelia, la figlia di Alinda e Gelindo

Giuseppe e Maria in cerca di alloggio a Quezzi

Gelindo, sulla via per Betlemme, incontra Maria e Giuseppe

Aurelia e Medoro

Uno dei soldati di Erode

I soldati di Erode in casa di Gelindo

La capanna: Giuseppe, il bue, l'asinella e Maria

                                                                            Bugaixe

Alinda